{"id":2336,"date":"2015-01-15T00:36:57","date_gmt":"2015-01-14T23:36:57","guid":{"rendered":"http:\/\/shqiptari.net\/\/?p=2336"},"modified":"2015-01-15T00:36:57","modified_gmt":"2015-01-14T23:36:57","slug":"noi-gli-italiani-dalbania","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/kohanews.al\/?p=2336","title":{"rendered":"Noi, gli italiani d\u2019Albania"},"content":{"rendered":"<h4>Come tutti i suoi connazionali, anche Luca deve ricordarsi di rinnovare il permesso di soggiorno. \u00abAltrimenti ti rimandano a casa\u00bb. E mima con le mani il tipico gesto. \u00abPensi come sono cambiate le cose: una volta erano gli albanesi a fare la fila nelle nostre questure per rinnovare i documenti. Ora siamo noi\u00bb.<\/h4>\n<p>TIRANA (Albania) \u2013 \u00abSa qual \u00e8 stata la prima parola di mio figlio? \u201cBabi\u201d, vuol dire pap\u00e0 in albanese. Forse \u00e8 un segno, ma come faccio a tornare in Italia se il bimbo \u00e8 nato e cresciuto qui?\u00bb. Luca Falanga \u00e8 seduto in un bar di Rruga e Durresit, un vialone che parte dal cuore di Tirana, mentre tutt\u2019intorno \u00e8 un fiorire di cliniche dentarie italiane, agenzie turistiche che sponsorizzano una settimana di vacanza a Roma, Firenze e Venezia. Ha trentadue anni, \u00e8 un perito informatico e commerciale di Galbiate, in provincia di Lecco, e nella capitale albanese lavora in un call center gestito da albanesi ma al servizio di aziende italiane.<\/p>\n\n<h4>La carica dei 19 mila<\/h4>\n<p>Luca \u00e8 uno dei tanti, tantissimi, che negli anni hanno lasciato l\u2019Italia e si sono trasferiti al di l\u00e0 dell\u2019Adriatico. Chi per avventura. Chi per amore. Chi, soprattutto, per necessit\u00e0. \u00abNel nostro Paese vivono e lavorano 19 mila italiani\u00bb, calcola Erion Veliaj, ministro albanese del Benessere sociale e della giovent\u00f9 nel governo socialista guidato da Edi Rama. Numeri che, al netto degli imprenditori, dei rappresentanti diplomatici e degli studenti iscritti ai corsi di Medicina all\u2019Universit\u00e0 Cattolica Nostra Signora del Buon Consiglio, indicano in 15-16 mila quelli che hanno un contratto di lavoro dipendente. E un permesso di soggiorno. Si trovano soprattutto a Tirana. Gli altri sono distribuiti tra Scutari, Durazzo, Valona. \u00abQuando sono arrivato nel 2004 qui di connazionali ce n\u2019erano davvero pochi\u00bb, ricorda Pasquale Fiore, 63enne barese. \u00abOra ci sono giorni in cui mi sembra di stare in Italia e non a Tirana\u00bb. Fiore \u00e8 cuoco al Taiwan, che \u00e8 una mega-struttura nel cuore della capitale dove si trovano un ristorante, un centro commerciale, diversi bar.<\/p>\n<h4>Da Lecco nel \u201cPaese delle aquile\u201d<\/h4>\n<p>E com\u2019\u00e8 l\u2019approccio con l\u2019Albania? Luca Falanga sorride. \u00abIn questa citt\u00e0 \u00e8 un gran caos, dal traffico agli uffici pubblici, passando per gli ospedali. Ma \u00e8 un posto con margini di crescita pazzeschi\u00bb. E la Lombardia? \u00ab\u00c8 smarrita. Nel Lecchese le aziende che hanno caratterizzato la mia infanzia hanno chiuso una dopo l\u2019altra. Ho perso i miei punti di riferimento\u00bb. Cos\u00ec, senza lavoro, s\u2019\u00e8 trasferito a Tirana. \u00c8 diventato pap\u00e0. \u00abQui anche se sei precario, ma vali, il lavoro non ti mancher\u00e0 mai. E con 600 mila lek (circa 400 euro, <em>ndr<\/em>) vivi bene\u00bb. Come tutti i suoi connazionali, anche Luca deve ricordarsi di rinnovare il permesso di soggiorno. \u00abAltrimenti ti rimandano a casa\u00bb. E mima con le mani il tipico gesto. \u00abPensi come sono cambiate le cose: una volta erano gli albanesi a fare la fila nelle nostre questure per rinnovare i documenti. Ora siamo noi\u00bb.<\/p>\n<h4>La nuova vita della famiglia friulana<\/h4>\n<p>La sanit\u00e0 da queste parti resta un problema, secondo Falanga. \u00abSenza soldi non vai da nessuna parte. Per fortuna ci sono gli ospedali privati, che per\u00f2 costano un sacco\u00bb. A Tirana \u00e8 un fiorire di cliniche italiane. Ne sanno qualcosa Stefano Turchetto e Laura Redivo. Marito e moglie, 38 anni lui, 37 lei, hanno due figli e arrivano da Gradisca d\u2019Isonzo, in Friuli. In Albania lavorano come medici internisti in una struttura gestita da un altro italiano, Luca Mocenni, che \u00e8 il direttore amministrativo. I figli studiano in una scuola internazionale con lezioni in inglese. Come si trova una famiglia migrante? \u00abIo bene, mia moglie un po\u2019 meno\u00bb, dice Turchetto. \u00abMolti servizi per la famiglia sono di fatto inesistenti\u00bb. Quello che non manca \u00e8 il lavoro. \u00abA differenza dell\u2019Italia dove la nostra categoria \u00e8 bistrattata e non ha futuro\u00bb. In Albania, invece, \u00abc\u2019\u00e8 una forte domanda di medici professionisti\u00bb. Anche se \u00abresiste ancora, in alcuni settori del Paese, l\u2019idea che uomo e donna non siano pari. Lo vedo in ospedale: certi pazienti albanesi pensano che farsi visitare da me sia meglio che farlo con mia moglie, pur essendo noi allo stesso livello. Non lo dicono in faccia, ma lo si intuisce\u00bb<\/p>\n<h4>Dalla Calabria al call center albanese<\/h4>\n<p>Antonio Giorgio Buda ha 23 anni, \u00e8 di Corigliano Calabro e molti di voi l\u2019avranno sentito proporre un\u2019offerta per una societ\u00e0 o l\u2019altra via telefono. Antonio lavora in un call center gestito da alcuni trentenni albanesi. Ha studiato cucina in Francia, poi ha vissuto tra Albano Laziale e Ariccia. \u00c8 arrivato nel Paese delle aquile quattro anni fa e da tre contatta le famiglie italiane. \u00abVengo pagato come un albanese, a volte riesco a racimolare 900 euro al mese che \u00e8 tanto, considerato il costo della vita\u00bb, calcola lui. \u00abQui non importa se sei italiano, albanese o altro. Importa solo che tu lavori\u00bb. L\u2019Italia? \u00abPer me, per ora, \u00e8 un capitolo chiuso. Non credo di avere un futuro. Ma se le cose dovessero cambiare ovvio che ci torno, \u00e8 il mio Paese\u00bb. Soprattutto perch\u00e9, confessa, \u00abmi manca la schiacciata calabrese. Anche se da qualche settimana \u00e8 arrivata anche qui, in un supermercato italiano. Quando l\u2019ho visto stavo quasi piangendo. Certo, il sapore \u00e8 diverso e il costo esorbitante: 15 euro al chilo\u00bb.<\/p>\n<h4>Il bar distrutto dal sisma e la fuga dalla burocrazia<\/h4>\n<p>C\u2019\u00e8 anche chi si \u00e8 letteralmente ricostruito la vita. Come Maurizio Cantalini. Cinquant\u2019anni, viveva all\u2019Aquila dove gestiva un bar-paninoteca nel centro storico. Poi \u00e8 arrivato il terremoto. Il locale \u00e8 andato distrutto e, anni dopo, non \u00e8 riuscito a riaprirlo in citt\u00e0. Cos\u00ec si \u00e8 trasferito. Prima in Spagna. Poi a Tirana, dallo scorso novembre, dove ha aperto \u00abVita 99\u00bb.\u00a0 \u00abQui c\u2019\u00e8 fermento\u00bb, dice. Mentre i suoi figli, di 11 e 7 anni, nati in Italia e ancora l\u00e0, giocherellano tra i tavoli. \u00abParliamo in italiano, c\u2019\u00e8 poco tempo per imparare l\u2019albanese oltre alle parole solite\u00bb. Perch\u00e9 ha lasciato l\u2019Italia? \u00abPer le troppe tasse e la troppa burocrazia. Qui hai il 10% di prelievo fiscale e in un\u2019ora puoi aprirti la societ\u00e0 pagando 300 euro. Poi hai molte agevolazioni. Il ristorante di Cantalini, \u00abVita 99\u00bb, \u00e8 un omaggio alla citt\u00e0 abruzzese. \u00ab\u201cVita\u201d vuol rappresentare la rinascita dell\u2019Aquila. Il numero, il 99, \u00e8 un elemento simbolo del posto dove sono nato\u00bb. Certo, anche per lui l\u2019Albania non \u00e8 il Paese delle meraviglie. \u00abL\u2019arretratezza infrastrutturale resta, l\u2019Europa \u00e8 ancora lontana e il divario tra i troppo poveri e i troppo ricchi \u00e8 enorme. Per\u00f2 almeno c\u2019\u00e8 dinamismo\u00bb.<\/p>\n<h4>Lo chef diventato star della tv<\/h4>\n<p>Alessandro Giampietro di anni ne ha 44 ed \u00e8 di Roma. \u00c8 arrivato in Albania tre anni e mezzo fa. Nel suo piccolo \u00e8 diventato una star della tv locale con le trasmissioni di cucina. \u00abHo fatto 75 puntate su <em>Vizion+<\/em> (terza tv privata pi\u00f9 seguita del Paese, <em>ndr<\/em>): qui il \u201cMade in Italy\u201d piace eccome. Non \u00e8 un caso se oltre alla cucina il marchio Conad ha deciso di aprire decine di supermercati\u00bb. Giampietro ha iniziato a Durazzo, poi s\u2019\u00e8 trasferito a Tirana. \u00abQuesto \u00e8 un Paese intraprendente, la gente \u00e8 molto pi\u00f9 pratica, gli manca certo il senso di coordinamento, la progettazione a lungo termine. In quest\u2019ultima noi italiani siamo abbastanza bravi\u00bb.<\/p>\n<h4>L\u2019uomo che ha portato l\u2019aperitivo nella movida<\/h4>\n<p>Marco Angelotti, romano 44enne pure lui, vive a Tirana dal 2010. \u00abMi sono trovato catapultato qui in una realt\u00e0 ignota\u00bb, racconta. \u00abPiano piano ho per\u00f2 iniziato a conoscere la citt\u00e0, a prendere i contatti\u00bb. Due anni dopo aver messo piede nella capitale albanese ha lanciato le sue attivit\u00e0 per cambiare la movida tra aperitivi e cucina romana prima con un ristorante a due passi dall\u2019ambasciata italiana, poi con un altro in pieno centro, a pochi metri da piazza Skanderbeg. In Italia? \u00abNon ci sono opportunit\u00e0\u00bb. Angelotti non nasconde di aver vissuto qualche settimana da irregolare, con un permesso di soggiorno scaduto. \u00abMa come sempre qui, basta la giusta conoscenza e l\u2019intoppo si risolve\u00bb.<\/p>\n<h4>Il ristorante nelle Marche, la crisi e l\u2019approdo oltre l\u2019Adriatico<\/h4>\n<p>Fabio Crostelli, cuoco di 57 anni, arriva da Ostra (Ancona) via Porto Rico. \u00c8 in Albania da meno di un anno. Dopo aver chiuso \u2013 per crisi \u2013 un ristorante nelle Marche. \u00abPoi un amico d\u2019infanzia, da anni in questo Paese, mi chiama e mi fa: \u201cVieni qui\u201d. Io lo ammetto: non sapevo nemmeno dov\u2019era l\u2019Albania e avevo qualche pregiudizio\u00bb. Pregiudizi che ora \u00absono spariti: qui ho trovato affetto, persone stupende, disponibili. Un Paese che ha voglia di fare\u00bb. Cos\u00ec ha aperto un piccolo ristorante, a due passi dall\u2019Istituto italiano di cultura: pochi tavoli fuori, cucina rigorosamente italiana. Il nome? \u00ab\u201cTorcoletto da Fabio\u201d. Lo stesso nome del locale nelle Marche\u00bb. Non tutto \u00e8 cos\u00ec bello per\u00f2. \u00abQuello che non mi piace \u00e8 che le leggi spesso sono soggettive: dipende da chi le deve applicare. Eppoi non manca la corruzione. Ma le tangenti, come la vita, qui costano decisamente meno\u00bb, sorride.<\/p>\n<h4>Da Torino a Tirana (via Roma)<\/h4>\n<p>Nello stesso tavolo \u00e8 seduto Roberto Cannata. Cinquant\u2019anni, di Torino, tre figli, racconta di essere in Albania \u00abper rimettermi in gioco nel mondo del lavoro. Cosa che in Italia non si pu\u00f2 fare\u00bb dopo aver lavorato nella ristorazione tra Roma e Viterbo. A Tirana ha anche lui una pizzeria. \u00abSono rinato qui a Tirana\u00bb, dice. E anche se \u2013 come Crostelli \u2013 spiega che \u00abqui le istituzioni sono abbastanza inesperte\u00bb, calcola che \u00abil Paese viaggia cinque volte pi\u00f9 veloce dell\u2019Italia. Tra poco ci raggiungeranno e ci supereranno. E forse se lo meritano\u00bb.<\/p>\n<h4>\u00abIl Paese cresce, chi ha voglia di fare qui \u00e8 il benvenuto\u00bb<\/h4>\n<p>\u00abDa qualche settimana cerco soprattutto centralinisti italiani, ormai non bastano gli albanesi che parlano bene la vostra lingua\u00bb, dice Agron Shehaj, un passato nel Belpaese, ora proprietario di Ids, il pi\u00f9 grande call center dell\u2019Albania e uno dei pi\u00f9 importanti dei Balcani. Pi\u00f9 di seimila dipendenti chiamano ogni giorno le famiglie oltre l\u2019Adriatico per conto delle aziende italiane.\u00a0\u00abNella mia societ\u00e0 non mancano i vostri connazionali, ma ne vorrei ancora di pi\u00f9: chi cerca lavoro, si faccia avanti. Certo, \u00e8 Tirana e non Milano o Roma, ma lo stipendio \u00e8 assicurato e qui si vive decisamente bene\u00bb.<\/p>\n<p>\u00abSiamo un Paese giovane e ambizioso, quasi una piccola America a due passi da casa\u00bb, sintetizza il ministro Erion Veliaj nel suo ufficio tutto a tema nazionale con il tavolo e le sedie rossonere. Veliaj snocciola i numeri degli italiani con soddisfazione. Ricorda che questi risultati arrivano soltanto 23 anni dopo la fine della dittatura comunista. Anche se ammette che il tasso di disoccupazione della forza lavoro locale (al 17,7% nel secondo trimestre del 2014) resta comunque alto e bisogna ridurlo di un bel po\u2019. \u00abPer\u00f2 il Paese cresce\u00bb. Cos\u00ec come gli stipendi. Passati, certifica l\u2019Instat, l\u2019istituto nazionale di statistica, dai 107 euro di media del 2000 ai poco meno di 375 euro del 2013. \u00abChi ha voglia di lavorare qui \u00e8 il benvenuto\u00bb, assicura Veliaj. \u00abLo dico soprattutto agli italiani, non semplicemente dei vicini, ma da sempre fratelli\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Twitter <a href=\"https:\/\/twitter.com\/leonard_berberi\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">@leonard_berberi\/<\/a><\/strong><\/p>\n<p>Fonte Corriere.it<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Come tutti i suoi connazionali, anche Luca deve ricordarsi di rinnovare il permesso di soggiorno. \u00abAltrimenti ti rimandano a casa\u00bb. E mima con le mani il tipico gesto. \u00abPensi come sono cambiate le cose: una volta erano gli albanesi a fare la fila nelle nostre questure per rinnovare i documenti. Ora siamo noi\u00bb. 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