{"id":2373,"date":"2015-01-16T21:07:17","date_gmt":"2015-01-16T20:07:17","guid":{"rendered":"http:\/\/shqiptari.net\/\/?p=2373"},"modified":"2015-01-16T21:07:17","modified_gmt":"2015-01-16T20:07:17","slug":"diario-dalbania-elbasan-lantica-skampa-degli-illiri","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/kohanews.al\/?p=2373","title":{"rendered":"Diario d\u2019Albania. Elbasan, l\u2019antica Skampa degli Illiri"},"content":{"rendered":"<h3><a href=\"http:\/\/shqiptari.net\/\/wp-content\/uploads\/2015\/01\/elbasan.jpg\"><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" class=\" size-medium wp-image-2374 alignright\" src=\"http:\/\/shqiptari.net\/\/wp-content\/uploads\/2015\/01\/elbasan-300x218.jpg\" alt=\"OLYMPUS DIGITAL CAMERA\" width=\"300\" height=\"218\" \/><\/a>Nell\u2019interno del Paese in pieno fermento, fra tolleranza religiosa e nuove politiche sociali. Si scopre una citt\u00e0 dalla storia antica e dal presente dinamico, fortemente decisa a conquistare il futuro.<\/h3>\n<p>ELBASAN &#8211; La grande autostrada \u00e8 ancora in parte in costruzione, ma intanto \u00e8 gi\u00e0 possibile evitare quel tratto di strada collinare che, attraversando i villaggi rurali, fino a pochi mesi fa era l\u2019unico collegamento diretto fra Elbasan e Tirana. Tanto dalle nuove corsie, quanto dalla vecchia provinciale, si ammira una campagna severa in questa luce invernale, ma comunque serena, dove i fianchi delle colline fittamente coperti di olivi si alternano a campi coltivati, prati e boscaglie. Pi\u00f9 oltre, le montagne innevate sono maestose come un verso di Ismail Kadar\u00e9.<\/p>\n<p>All\u2019orizzonte si profila Elbasan, l\u2019antica Skampa, la seconda citt\u00e0 del Paese a cinquanta chilometri a sud-est di Tirana, appena 125.000 abitanti (218.000 nell\u2019intero distretto), e un\u2019aria di grande paese che si sta liberando della sua <em>allure<\/em> disadorna tipica del socialismo reale, per aprirsi gradatamente a una vita migliore. Per le strade, \u00e8 piacevole vedere le tante le bandiere nazionali che svettano sui tetti e sui balconi, ma spesso, chi \u00e8 emigrato all\u2019estero espone, in segno di gratitudine, anche la bandiera del Paese che l\u2019ha ospitato, e inutile dire che la pi\u00f9 frequente sia quella italiana.<\/p>\n<p>Considerando che il popolo albanese conta circa 2,7 milioni di abitanti, e che 421.000 (cio\u00e8 il 20% del totale), risiedono a Tirana, si comprende subito come gli altri centri e i villaggi semiurbanizzati delle campagne non risentano, almeno per adesso, di un eccesso di cementificazione e del caos cui le citt\u00e0 occidentali ci hanno purtroppo abituato. Si respira infatti un\u2019aria tranquilla, quasi indolente nel pi\u00f9 puro spirito orientale ereditato dai Turchi, che qui dominarono dal 1478 al 1912, quando Ismail Pasci\u00e0 dichiar\u00f2 a Valona l\u2019indipendenza da un ormai debolissimo Impero Ottomano. Punto focale di questo Oriente ormai leggendario, il grande bazar coperto, dall\u2019aria pittoresca e la struttura all\u2019apparenza pericolante, in realt\u00e0 solida e ben distribuita. Affollato a qualsiasi ora del giorno, costituisce uno spettacolo a s\u00e9 stante, una citt\u00e0 nella citt\u00e0, luogo d\u2019incontro per lunghe contrattazioni e\u00a0scambi di notizie. Il commercio \u00e8 del resto nell\u2019animo di Elbasan, costruita lungo la Via Egnatia sui resti dell\u2019antica citt\u00e0 illirica di Skampa nel V Secolo d.C. dall\u2019Imperatore Giustiniano, e importante centro di collegamento verso Costantinopoli. \u00c8 facile, lungo i marciapiedi cittadini, o a bordo strada se fuori citt\u00e0, imbattersi in improvvisati venditori di agrumi, tacchini, manufatti artigianali; oltre a costituire un\u2019indubbia nota di colore locale, essendo il commercio la pi\u00f9 nobile delle arti manuali, questa vista esprime l\u2019operosit\u00e0 di un intero popolo.<\/p>\n<p>Attualmente, i settori principali d\u2019occupazione sono l\u2019agricoltura e l\u2019allevamento, che riforniscono la citt\u00e0 e la regione di prodotti biologici di buona qualit\u00e0, attentamente controllati dal Ministero delle Politiche Agricole. La predilezione per i prodotti locali \u00e8 senza dubbio un elemento importante per l\u2019economia, oltre che una garanzia di genuinit\u00e0 alimentare. A livello industriale, dopo la chiusura del grande polo siderurgico e dell\u2019artigianato del vetro, restano uno stabilimento per la lavorazione industriale del legno, una manifattura tabacchi, un cementificio, e vari stabilimenti per materiali da costruzione. In un momento di profondo rinnovamento urbano, l\u2019edilizia assorbe alte quantit\u00e0 di manodopera stagionale, visti i numerosi cantieri per strade, autostrade, condomini e centri direzionali. Il tasso di disoccupazione ufficiale \u00e8 attestato al 12,91% a luglio 2014, ma in realt\u00e0, nei periodi non attivi, gli albanesi si arrangiano con piccoli commerci agricoli, magari della produzione di casa, oppure con piccoli lavori di facchinaggio, manovalanza, commercio al dettaglio, al punto che la disoccupazione non \u00e8 vista come un\u2019emergenza sociale.<\/p>\n<p>Un esempio di civilt\u00e0 viene dal quartiere zingaro, che non \u00e8 un campo nomadi a differenza di quanto si potrebbe pensare, bens\u00ec un normale isolato di dignitose casette a un piano imbiancate a calce, dove i Rom commerciano in stracci e abiti usati, intrattenendo normali rapporti con gli albanesi, e guardandosi bene dall\u2019esercitare attivit\u00e0 illecite, poich\u00e9 l\u2019applicazione della legge scatterebbe immediata. Tuttavia, molti Rom si stanno trasferendo fuori citt\u00e0, perch\u00e9 il loro quartiere \u00e8 al centro di un vasto programma di ammodernamento, che prevede la costruzione di moderni condomini. Poco consoni ai loro gusti. Per questo preferiscono continuare a lavorare fuori citt\u00e0. Quello che ancora rimane del quartiere, esprime una bellezza dolceamara, quella di una pace sociale faticosamente raggiunta dopo l\u2019anarchia degli anni Novanta, una convivenza che parte da lontano, essendo attestata la presenza di Zingari nei Balcani negli anni immediatamente precedenti al 1350. Ad oggi si stimano in Albania tra i 100.000 e i 140.000 Rom, il cui tenore di vita negli ultimi anni \u00e8 sensibilmente migliorato. Sta infatti trovando attuazione la strategia governativa formulata nel 2003 dall\u2019allora premier Ilir Meta, e rimasta troppo a lungo sulla carta. Paradossalmente, il tenore di vita dei Rom era pi\u00f9 alto sotto il comunismo. Comunque, se molto resta ancora da fare &#8211; in termini di accesso all\u2019istruzione e alla sanit\u00e0, e di pari opportunit\u00e0 lavorative, nonch\u00e9 di politiche abitative che cancellino definitivamente i campi nomadi d\u2019Albania -, si \u00e8 avviato un percorso d\u2019integrazione, favorito anche dal miglioramento generale delle condizioni di vita del popolo albanese. Accade spesso, infatti, che la povert\u00e0 sia un ostacolo al dialogo, nonch\u00e9 sobillatrice dell\u2019odio.<\/p>\n<p>In citt\u00e0, il fascino dell\u2019antico convive agevolmente con la modernit\u00e0, e le mura della Citt\u00e0 Vecchia sono affiancate dal rinnovato Bulevardi Aqif Pasha, l\u2019arteria principale che attraversa l\u2019intera Elbasan. Qui sorge il Teatro Skampa, per tanti anni retto dallo storico direttore artistico Mahmut Kurti. Costruito nel 1935 e distrutto da un incendio nell\u2019agosto 2011,\u00a0la ricostruzione ha mantenuta\u00a0l\u2019acustica originale, considerata una delle migliori dei Balcani. Da quindici anni, ospita il Festival Internazionale del Teatro Contemporaneo \u201cSkampa\u201d.<\/p>\n<p>Pur piccola, la citt\u00e0 \u00e8 vivace, e i numerosi caff\u00e8, bar, sale da biliardo, sono animati a qualsiasi ora del giorno, in particolare quelli attorno all\u2019Universit\u00e0. La vita scorre infatti placida, con l\u2019ottimismo di chi va incontro a un domani migliore. Ma Elbasan si anima particolarmente il 14 marzo, in occasione dell\u2019annuale Festa della Primavera, la cui tradizione risale alla cultura illirica di due millenni orsono; in ogni famiglia ci si regalano fiori, da offire anche ad amici, conoscenti, vicini di casa, si scambiano visite e si consuma il tradizionale <em>Ballakume<\/em>, un dolce a base di burro e farina di mais. Significato della festa, la rinascita della natura e la simbiosi dell\u2019umanit\u00e0 con essa.<\/p>\n<p>La Citt\u00e0 Vecchia, o Kal\u00e0 (letteralmente Quartiere della fortezza), \u00e8 racchiusa fra le mura del castello ottomano costruito nel 1466 dal sultano Maometto II, sulle rovine dell&#8217;antica citt\u00e0 di Skampa. Al suo interno, un dedalo di strade strette ancora in buona parte lastricate con pietra di fiume, casette a un piano, due al pi\u00f9, in stile prettamente balcanico, cortili cinti di muri intonacati a calce, e che spesso nascondono alberi di pomi, aranci, limoni, tigli e anche castagni. Non si pu\u00f2 dire si tratti di un monumento in senso proprio, integrato com\u2019\u00e8 ancora oggi con il tessuto urbano moderno; pi\u00f9 esattamente, \u00e8 un quartiere della citt\u00e0 che continua a pulsare di vita invece di consegnarsi all\u2019immobilismo della storia. Purtroppo il riconoscimento dell\u2019Unesco a Patrimonio dell\u2019Umanit\u00e0 \u00e8 giunto soltanto da poco, e non sono quindi state evitate le demolizioni degli anni passati, quando interi isolati sono stati rasi al suolo per costruire moderni condomini.<\/p>\n<p>Nella Kal\u00e0 sorge\u00a0l\u2019antica Moschea Reale, costruita attorno al 1580, esempio di Islam tollerante e civile. L\u2019Imam mi accoglie appena oltre l\u2019ingresso (sapendo che sono un giornalista cristiano), e mi d\u00e0 il benvenuto sottolineando che la casa di Allah \u00e8 la casa di tutti, e chiunque \u00e8 un ospite gradito, a prescindere dal suo credo religioso. Con l\u2019aiuto di un interprete, mi racconta la storia di questa semplice ma suggestiva moschea, che nacque con l\u2019ampliamento della Kal\u00e0 da parte degli Ottomani, e visse i suoi anni pi\u00f9 duri sotto il regime di Enver Hoxha, quando, analogamente a quanto accadde per tutti gli altri edifici di culto del Paese, ne fu ordinata la chiusura. Ma la fede del popolo albanese non \u00e8 venuta meno, mi spiega l\u2019Imam, perch\u00e9 sfidando i controlli di polizia, i fedeli pregavano in casa, riunendosi clandestinamente. Riaperta nei primi anni Novanta, la moschea \u00e8 stata interamente ristrutturata nel 1996, grazie agli aiuti giunti dai musulmani di tutto il mondo. Un confratello turco ha donato i due splendidi pulpiti di legno intagliato, dai quali il venerd\u00ec l\u2019Imam tiene la predica. Da quasi ogni parte del mondo, poi, sono giunte copie del Corano &#8211; una delle quali anche in lingua italiana -, che costituiscono la biblioteca dell\u2019annessa Madrassa; un nome che in Occidente fa tremare, avendo negli occhi le immagini delle Madrasse afghane e pakistane. Ma l\u2019Albania, pur essendo (dopo le conversioni di massa del XVII Secolo), un Paese a schiacciante maggioranza musulmana, non scivola nel fanatismo religioso: lo dimostra l\u2019assenza di donne velate e il fatto che quasi sempre le moschee sorgano nelle immediate vicinanze delle chiese cristiane, senza che, come dovunque sarebbe logico, sorgano contestazioni o atti d\u2019intolleranza. \u00c8 questo uno straordinario esempio di civilt\u00e0 da parte dell\u2019Islam, che purtroppo non riesce a fare scuola, considerando l\u2019atteggiamento di vergognoso fanatismo che continua a prevalere in Medio Oriente, e fa sentire i suoi dannosi effetti anche in Europa, non ultimi gli infami\u00a0e vili attentati di Parigi contro la sede del quotidiano Charlie Hebdo, e un supermarket ebraico.<\/p>\n<p>Ma in questo remoto angolo d\u2019Europa, mano a mano che passano i giorni, si fa sempre pi\u00f9 forte l\u2019impressione di trovarsi in una piccola isola felice, dove, pur in mezzo alle difficolt\u00e0 della vita quotidiana, non si \u00e8 smarrito il senso del rispetto civile, della fratellanza fra esseri umani, della simbiosi con la natura circostante; un luogo apparentemente fuori dal tempo, dove l\u2019Oriente incontra l\u2019Occidente in un dolce abbraccio che invita alla riflessione.<br \/>\nCONTINUA<br \/>\nNiccol\u00f2 Lucarelli<br \/>\nFonte:firenze.it<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nell\u2019interno del Paese in pieno fermento, fra tolleranza religiosa e nuove politiche sociali. 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