{"id":2382,"date":"2015-01-16T21:56:50","date_gmt":"2015-01-16T20:56:50","guid":{"rendered":"http:\/\/shqiptari.net\/\/?p=2382"},"modified":"2015-01-16T21:56:50","modified_gmt":"2015-01-16T20:56:50","slug":"albania-a-burocrazia-zero-unimpresa-si-apre-in-un-giorno","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/kohanews.al\/?p=2382","title":{"rendered":"Albania a burocrazia zero: un&#8217;impresa si apre in un giorno"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/shqiptari.net\/\/wp-content\/uploads\/2015\/01\/albania-investire_890x600.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\" size-medium wp-image-2383 alignright\" src=\"http:\/\/shqiptari.net\/\/wp-content\/uploads\/2015\/01\/albania-investire_890x600-300x123.jpg\" alt=\"albania-investire_890x600\" width=\"300\" height=\"123\" \/><\/a><\/p>\n<h3>Ecco il segreto dello sviluppo: flat tax al 15% e basso costo della manodopera. Si sono gi\u00e0 trasferiti 20mila italiani e 400 aziende<\/h3>\n<p>Se l\u2019Albania parla italiano non \u00e8 solo dovuto al fatto che oltre met\u00e0 della popolazione conosce la nostra lingua, ma \u00e8 anche perch\u00e9 sono sempre pi\u00f9 numerosi gli italiani che vengono qui a vivere e a lavorare.<\/p>\n<p>D\u2019altronde, quello con l\u2019Albania \u00e8 un rapporto storico, che neppure l\u2019occupazione militare ha incrinato. Non solo i rapporti tra i due Paesi sono eccellenti, ma anche i ricordi del passato sono positivi. Qui le citt\u00e0 parlano italiano. Basta camminare per il centro di Tirana, lungo il boulevard che taglia in due la citt\u00e0, e si scoprono le opere dei nostri architetti, sbarcati qui gi\u00e0 negli Anni Venti. In Piazza Madre Teresa, gi\u00e0 piazza Littorio, lo stile italiano impera, sembra di essere all\u2019Eur. Ma l\u2019opera dei nostri architetti non si \u00e8 fermata a quegli anni. Proprio in questi giorni, per esempio, l\u2019architetto Marco Petreschi, ordinario alla Sapienza, ha completato il restauro e l\u2019ampliamento della Banca centrale albanese nella centralissima piazza Scanderberg.<\/p>\n<p>Ma che cosa spinge migliaia di italiani a trasferirsi in Albania? Per le imprese la risposta \u00e8 semplice. \u00abPossiamo riassumerla in cinque punti &#8211; spiega il nostro ambasciatore Massimo Gaiani -: il costo della manodopera, la tassazione (una flat tax del 15%), la vicinanza all\u2019Italia, la lingua e i costi di trasporto verso il nostro Paese\u00bb. Senza dimenticare la burocrazia snella. In Albania puoi aprire un\u2019attivit\u00e0 in una giornata. Un miraggio se paragonato ai tempi e ai costi italiani. \u00c8 un Paese in espansione, dove la richiesta di personale qualificato \u00e8 ancora alta. Ma non ci sono solo imprese italiane, la disoccupazione e la crisi hanno spinto anche cuochi, impiegati, medici a trasferirsi qui. \u00abIn Albania vivono e lavorano quasi 20mila italiani\u00bb, afferma il ministro del Lavoro Erion Veliaj. Oltre 15mila hanno un contratto di lavoro dipendente e il permesso di soggiorno. Certo, molti di questi sono pendolari, soprattutto imprenditori e tecnici. Ma fa un certo effetto pensare che una volta erano gli albanesi a fare la fila nelle questure per rinnovare i permessi, mentre oggi sono gli italiani.<\/p>\n<p>D\u2019altro canto \u00e8 un Paese con una crescita ininterrotta e che consuma. Un dato fa impressione. Sotto il regime comunista e isolazionista di Henver Hoxha era vietata la propriet\u00e0 privata e di auto ne circolavano 100-150, tutte a uso della nomenclatura di regime. Nel 1984 erano 400, a met\u00e0 degli anni \u201990 circa 15mila. Oggi in Albania circolano oltre mezzo milione di vetture su una popolazione di 2,8 milioni di abitanti, met\u00e0 dei quali vivono a Tirana.<\/p>\n<p>Quest\u2019anno, nonostante la crisi, il Pil ha continuato a salire, segnando un pi\u00f9 2,5%. E il tenore di vita \u00e8 pi\u00f9 che triplicato in solo 13 anni: gli stipendi medi sono passati dai 107 euro del 2000 ai 375 del 2013. In Albania, inoltre, non mancano le materie prime: cromo, rame, petrolio. Senza contare che grazie all\u2019idroelettrico copre oltre l\u201980% del fabbisogno energetico interno. Insomma, un Paese che, seppur piccolo, ha potenzialit\u00e0 enormi. Ma non \u00e8 tutto rose e fiori. \u00abPer anni gli albanesi non hanno pagato le bollette dell\u2019energia elettrica &#8211; racconta l\u2019ambasciatore Gaiani -. Questo ha creato uno squilibrio finanziario e un debito di circa 800 milioni di euro\u00bb. Il governo \u00e8 corso ai ripari ma il buco rimane e a farne le spese \u00e8 chi produce energia, anche aziende italiane, perch\u00e9 lo Stato non salda le forniture da dieci mesi.<\/p>\n<p>Ma l\u2019Albania \u00e8 un Paese giovane, anzi giovanissimo: l\u2019et\u00e0 media \u00e8 di 29 anni. Per questo \u00e8 dinamico e in continuo sviluppo. Anche l\u2019interscambio con l\u2019Italia continua ad aumentare. \u00abParliamo di oltre 2 miliardi di euro che rappresentano circa il 40% degli scambi dell\u2019Albania &#8211; dice l\u2019ambasciatore italiano -. Siamo il primo partner commerciale. Pensi che il secondo posto se lo contendono Grecia e Turchia, appena sopra il 7%\u00bb.<\/p>\n<p>Per quanto forte, la nostra presenza si limita per\u00f2 a medie e piccole imprese nel settore tessile, meccanico e conserviero: ci sono circa 400 aziende italiane, pi\u00f9 due grandi banche, Intesa-San Paolo (terza del Paese) e Veneto Banca, e alcuni gruppi medio grandi nel settore cemento, agroalimentare ed energia, come Italcementi, Colacem, Coca Cola (controllata al 72% da italiani), Conad, Gruppo Sol e Gruppo Pir. \u00abQui \u00e8 appetibile innanzitutto il costo del lavoro. Il costo medio di un operaio \u00e8 di 250 euro al mese ed \u00e8 manodopera di buona qualit\u00e0. E non ci sono sindacati\u00bb, sottolinea l\u2019ambasciatore Gaiani. \u00abAlcuni produttori stanno lasciando l\u2019Oriente per trasferirsi qua anche perch\u00e9 la vicinanza all\u2019Italia ha un peso fondamentale. Negli ultimi anni, poi, sono state realizzate molte infrastrutture: per andare da Tirana a Valona si impiegavano sei ore, adesso solo due\u00bb, afferma Gaiani.<\/p>\n<p>L\u2019Albania oggi \u00e8 candidata a entrare nell\u2019Unione europea. Ma la strada delle riforme \u00e8 ancora lunga anche se i progressi sono stati notevoli, non solo in modernizzazione ma anche con iniziative contro la corruzione, una piaga che segna ancora questo paese, l\u2019abusivismo edilizio (il governo ha fatto radere al suolo decine di costruzioni nelle localit\u00e0 balneari del sud) e la riduzione dei comuni da 300 a 60. Esiste ancora, per\u00f2, una struttura sociale dove la famiglia \u00e8 centrale, il vincolo parentale sacro. C\u2019\u00e8 un rapporto viscerale con i famigliari, quindi \u00e8 impensabile per un albanese che ricopra un ruolo importante non assumere un parente. Ma non si ferma qui. C\u2019\u00e8 anche una legge tradizionale, un codice detto kanun che si tramanda per via orale. \u00abSu di esso poggia l\u2019organizzazione della trib\u00f9, retta dal consiglio degli anziani, depositari della giustizia, le cui sentenze vengono emanate in luoghi sacri. Nulla \u00e8 pi\u00f9 pittoresco di questa alta corte di vecchiardi, cui il kanun conferisce il ruolo di regolatori della vita e del costume&#8230;\u00bb, scriveva Indro Montanelli, nel 1939, nel suo libro-reportage \u201cAlbania una e mille\u201d. Il kanun \u00e8 diritto penale e civile assieme e si basa anche sulla vendetta del sangue per punire un assassinio o per lavare un oltraggio. Sono passati oltre 70 anni e il kanun resiste ancora, nonostante gli sforzi di modernizzazione. Come \u00e8 capitato di recente a un\u2019impresa italiana che doveva costruire una centrale idroelettrica. \u00abDurante una prospezione, un anziano del villaggio ha piantato un bastone nel fiume dicendo \u201c\u00e8 mio\u201d- racconta l\u2019amministratore -. Non c\u2019\u00e8 stato pi\u00f9 nulla da discutere\u00bb.<\/p>\n<p>Certo, non \u00e8 l\u2019America alle porte di casa: l\u2019Albania resta un Paese pieno di contraddizioni, ma forse \u00e8 proprio questo a renderla interessante.<\/p>\n<p>Riccardo Pelliccetti ilgiornale.it<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ecco il segreto dello sviluppo: flat tax al 15% e basso costo della manodopera. 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