{"id":2387,"date":"2015-01-18T14:15:48","date_gmt":"2015-01-18T13:15:48","guid":{"rendered":"http:\/\/shqiptari.net\/\/?p=2387"},"modified":"2015-01-18T14:15:48","modified_gmt":"2015-01-18T13:15:48","slug":"diario-dalbania-durazzo-la-perla-dei-balcani","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/kohanews.al\/?p=2387","title":{"rendered":"Diario d\u2019Albania. Durazzo, la perla dei Balcani"},"content":{"rendered":"<h3><a href=\"http:\/\/shqiptari.net\/\/wp-content\/uploads\/2015\/01\/durazzo.jpg\"><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" class=\" size-medium wp-image-2388 alignright\" src=\"http:\/\/shqiptari.net\/\/wp-content\/uploads\/2015\/01\/durazzo-300x169.jpg\" alt=\"durazzo\" width=\"300\" height=\"169\" \/><\/a>Con la Missione Pellicano, la ricostruzione \u00e8 cominciata da qui. Primo porto del Paese per tonnellaggio di merci movimentate, la citt\u00e0 \u00e8 anche un vivace centro turistico che sta riscoprendo il suo patrimonio artistico.<\/h3>\n<p><strong>DURAZZO<\/strong> &#8211; L\u2019Italia \u00e8 l\u00e0 davanti, un Occidente raggiungibile in poche ore di traghetto, e il mare \u00e8 cos\u00ec vasto e luminoso che quasi sembra spingere lo sguardo oltre l\u2019orizzonte, a toccare sponde a noi familiari. Eppure, anche senza guardare a Occidente, si respira un\u2019aria italianeggiante, probabile eredit\u00e0 della lunga dominazione veneziana, che fece di <strong>Durazzo<\/strong> il pi\u00f9 attivo dei porti balcanici. E forse anche per il traffico che scorre caotico e rumoroso, quasi fossimo in qualche citt\u00e0 dell\u2019Italia Meridionale. Al primo impatto, si ha l\u2019impressione di essere giunti in una sorta di gigantesco bazar, intasato di cartelloni pubblicitari e delle grida degli autisti di autobus privati che, nelle vicinanze della stazione ferroviaria, urlano la citt\u00e0 di destinazione per informare i potenziali passeggeri. Ma non appena ci si spinge verso il centro, agli occhi dello straniero si rivela una citt\u00e0 placida e avvolgente insieme, quasi un romanzo picaresco stretto fra il mare e le colline, che si dispiega, pagina dopo pagina, attraverso le suggestioni di colori che sfavillano al sole, l\u2019odore salmastro del vento che viene dal mare, lo stridio dei gabbiani e il rumore delle gru portuali in manovra.<\/p>\n<p>A Durazzo c\u2019\u00e8 lavoro per tutti, al porto come negli alberghi, nei ristoranti, e nei numerosi cantieri che costellano la citt\u00e0: strade, piazze, palazzi, la citt\u00e0, come altre dell\u2019Albania, vive una fase di profondo rinnovamento dopo gli anni difficili della transizione democratica. Qui, infatti, sbarcarono i mezzi della Marina Militare Italiana, impegnata nella Missione Pellicano, (16 settembre 1991 &#8211; 3 dicembre 1993), nel corso della quale i Battaglioni Logistici <em>Carso<\/em> e <em>Acqui<\/em> ebbero il compito di rifornire i magazzini di Stato albanesi con gli aiuti di emergenza inviati dall&#8217;Italia, nonch\u00e9 di assicurare l&#8217;assistenza sanitaria generica e la distribuzione di farmaci alla popolazione. Bisognava infatti gestire un Paese in piena emergenza umanitaria, e cercare di arginare l\u2019alto tasso d\u2019immigrazione verso l\u2019Italia. Il primo obiettivo fu raggiunto, il secondo no, ma non per responsabilit\u00e0 militari.<\/p>\n<p>Oggi, profondamente rimodernato, il porto di Durazzo non \u00e8 pi\u00f9 la base dell\u2019immigrazione, bens\u00ec il terminal principale del Paese; gestito dall&#8217;azienda siderurgica turca Kurum per i prossimi 35 anni &#8211; sulla base di un accordo siglato con il governo albanese nel febbraio 2013 -, sta registrando una consistente crescita: secondo l&#8217;Autorit\u00e0 Portuale di Durazzo, il 2012 si \u00e8 chiuso superando i 3,5 milioni di tonnellate di merci movimentate, 41mila in pi\u00f9 rispetto all&#8217;anno precedente.<\/p>\n\n<p>Purtroppo, nonostante l\u2019indubbio sviluppo economico, il porto di Durazzo resta anche il terminal principale dell\u2019eroina in arrivo dall\u2019Afghanistan, secondo quanto riportato nel marzo 2013 dall\u2019Unodc, l&#8217;agenzia Onu contro il traffico di droga e il crimine organizzato che parl\u00f2 di sequestri per sessanta tonnellate di stupefacenti. Cifre tuttavia in diminuzione, poich\u00e9 proprio a met\u00e0 del 2013, l&#8217;agenzia ha lanciato un rigoroso programma di perquisizioni dei container in partenza dal porto albanese.<\/p>\n<p>Ma il porto commerciale \u00e8 soltanto uno dei volti di una citt\u00e0 dalla storia millenaria; gi\u00e0 colonia greca fondata nel VII Secolo a.C., (dal doppio nome di Epidamnos o Dyrrhachion), in epoca romana la citt\u00e0 divenne un importante snodo commerciale e capitale dell&#8217;<em>Epirus nova<\/em>; da qui, infatti, partiva la Via Egnatia, che conduceva a Costantinopoli, ideale proseguimento d\u2019oltremare della Via Appia, che univa Roma a Brindisi. Due antiche colonne, ben conservate, segnano ancora oggi il punto di partenza.<\/p>\n<p>Al momento della divisione dell\u2019Impero Romano, l\u2019Illiria venne assegnata ai Bizantini, ai quali fu tolta dai Normanni nel 1082. Conquistata nel 1205 dai Veneziani di ritorno dalla fallimentare IV crociata, settant\u2019anni dopo pass\u00f2 agli Angi\u00f2 fino al 1392, quando fu nuovamente conquistata dai Veneziani che la mantennero, con il territorio circostante, fino all&#8217;inizio del Cinquecento, chiamando la regione \u201cAlbania veneta\u201d.<\/p>\n<p>Della citt\u00e0 greca niente rimane dopo oltre due millenni, mentre il monumento pi\u00f9 significativo dell\u2019et\u00e0 romana \u00e8 l\u2019anfiteatro, il pi\u00f9 grande dei Balcani, costruito tra il I e il II secolo e capace di contenere 20.000 spettatori. Una missione guidata dalle facolt\u00e0 di architettura delle Universit\u00e0 di Chieti e Pescara si sta occupando del recupero della struttura, al momento disseppellita soltanto per met\u00e0. Ma quello che ne \u00e8 emerso, basta a far sentire il peso dei secoli e a riconsiderare la grandezza di una terra dalla storia antica.<\/p>\n<p>A partire dal VII Secolo d.C., l\u2019arena dell\u2019anfiteatro divenne area di necropoli e sede di culto cristiano: in una delle camere interne, in corrispondenza dell\u2019asse minore fu costruita una piccola basilica, che qui chiamano affettuosamente \u201cdelle Tre Bellezze\u201d per i tre mosaici che la impreziosiscono; con la serenit\u00e0 che spira dalle antiche pietre, riporta alla mente il Medioevo leggendario del cattolicesimo dei primordi. Il porto, con la sua febbrile attivit\u00e0, \u00e8 visibile dalla sommit\u00e0 della collina, ma sembra lontano di secoli. Nei prossimi anni, con il proseguimento degli scavi archeologici, la collina sparir\u00e0, e con essa le due vecchie case, risalenti alla fine dell\u2019Ottocento, che vi furono costruite quando ancora non si sospettava l\u2019esistenza dell\u2019anfiteatro sepolto. E forse, sparir\u00e0 anche un po\u2019 del fascino picaresco di questo angolo fuori dal tempo.<\/p>\n<p>La zona compresa tra l\u2019anfiteatro, il Municipio e la Grande Moschea, coincide con il cuore antico della citt\u00e0; la moschea originale risaliva al primo Cinquecento, all\u2019indomani della conquista turca, ma \u00e8 stata ricostruita nel 1993 dopo il terremoto del 1979, i cui danni furono aggravati dall\u2019incuria in cui versava l\u2019edificio, dopo la chiusura ordinata da Hoxha. La grande piazza antistante \u00e8 adesso in fase di completa ristrutturazione, che prevede un nuovo selciato e una nuova illuminazione. Alla dominazione ottomana risale anche la Moschea di Fatih costruita sulle fondamenta di una basilica del medioevo, e che di questa ha mantenute le proporzioni.<\/p>\n<p>Vestigia della dominazione veneziana si ritrovano nelle mura e nelle torri difensive, che racchiudono in parte il cuore antico della citt\u00e0. A poca distanza dalle mura, lungo Rruga Taulantia, si trova il monumento alla memoria di Mujo Ulqinaku, l\u2019eroe nazionale albanese che nel 1939 organizz\u00f2 la resistenza armata contro l\u2019invasione fascista, e caduto il 7 aprile di quell\u2019anno.<\/p>\n<p>Un\u2019espressione del nazionalismo albanese, che per\u00f2 non si traduce in rancori verso l\u2019Italia, qui ricordata soprattutto per la Missione Pellicano.<\/p>\n<p>Attraversata nei secoli da influenze culturali e politiche molto diverse fra loro, Durazzo \u00e8 ancora alla ricerca di una sua propria identit\u00e0, una perla dei Balcani che si sta liberando della patina opaca di mezzo secolo d\u2019incuria e isolamento, fermamente decisa a esprimere le mille sfumature che tante civilt\u00e0 sovrapposte vi hanno lasciato.<\/p>\n<p>Citt\u00e0 portuale di nuovo aperta al mondo, Durazzo punta con decisione sul turismo, che fa registrare cifre interessanti: una stima del 2013 parla di circa 600.000 visitatori all&#8217;anno, nel periodo 2008-2012. Per cui, un\u2019ininterrotta catena di alberghi si sta sostituendo a quell\u2019atmosfera vagamente bucolica di quella che fino a venti anni fa era ancora una pineta solitaria in riva al mare, meta di allegri pic-nic estivi per famiglie e torme di ragazzini, cui la durezza della vita di regime concedeva ben pochi svaghi. Dopo l\u2019ultima crisi istituzionale del 1997, e il definitivo affermarsi del regime democratico, anche l\u2019economia ha conosciuta una prima fase di assetto in senso capitalista, e, come accaduto in tante altre parti d\u2019Europa, l\u2019edilizia selvaggia della speculazione si \u00e8 abbattuta sulla citt\u00e0. La pineta \u00e8 rapidamente sparita, inghiottita da alberghi e condomini, costruiti fin quasi sul bordo del mare. Soltanto la zona della passeggiata pedonale lascia libera la vista sull\u2019Adriatico. E il mare, in questa luce invernale, \u00e8 uno spettacolo affascinante che un po\u2019 contrasta con l\u2019animazione che regna in citt\u00e0, e assiste silenzioso a quella prosperit\u00e0 economica che non si \u00e8 fatta attendere, anche grazie agli investimenti di chi \u00e8 rientrato in patria dopo anni di lavoro all\u2019estero.<\/p>\n<p>Nonostante la forte antropizzazione, il lungomare di Durazzo ha un aspetto piacevole, \u201coccidentale\u201d, sottilmente ambizioso, e regala scorci inaspettati, quasi fossimo in una piccola Long Beach, anche se meno pacchiana. Ma basta perdersi in una qualsiasi stradina pi\u00f9 interna, per ritrovare silenzi che sanno di poesia arcaica, piacevolmente mischiata al richiamo del <em>muezzin<\/em>.<\/p>\n<p>Il tramonto sul mare regala sfumature di struggente bellezza, che scivolano sulla citt\u00e0 come un mantello sulle spalle di una dama, e nella luce soffusa quest\u2019angolo d\u2019Europa Orientale sprigiona indefinibili sensazioni in bilico fra desiderio di terre lontane e nostalgia.<\/p>\n<div class=\"author-info\">\n<div class=\"vcard author-description\">\n<p class=\"fn\">Niccol\u00f2 Lucarelli<\/p>\n<p class=\"fn\">Fonte: nove.firenze.it<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Con la Missione Pellicano, la ricostruzione \u00e8 cominciata da qui. Primo porto del Paese per tonnellaggio di merci movimentate, la citt\u00e0 \u00e8 anche un vivace centro turistico che sta riscoprendo il suo patrimonio artistico. 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