{"id":2594,"date":"2015-02-13T11:09:45","date_gmt":"2015-02-13T10:09:45","guid":{"rendered":"http:\/\/shqiptari.net\/\/?p=2594"},"modified":"2015-02-13T11:09:45","modified_gmt":"2015-02-13T10:09:45","slug":"albanesi%e2%80%a8-alla-riscossa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/kohanews.al\/?p=2594","title":{"rendered":"Albanesi\u2028 alla riscossa"},"content":{"rendered":"<h3><img decoding=\"async\" class=\"  wp-image-2595 alignright\" src=\"http:\/\/shqiptari.net\/\/wp-content\/uploads\/2015\/02\/Capturel.jpg\" alt=\"Capturel\" width=\"304\" height=\"113\" \/>Non solo emigrati. Sempre pi\u00f9 spesso vengono da noi per studiare. E poi tornano a casa a lavorare. Magari per imprese italiane, come la tv Agon Channel, il caso pi\u00f9 recente. Cos\u00ec sotto i nostri occhi \u00e8 cambiato \u2028un paese<\/h3>\n<p>Come parlare di Albania in poche righe, cercando di condensare tutto, esperienze personali, storia, passato e presente, per fare un quadro realistico di ci\u00f2 che sta accadendo sull\u2019altra sponda dell\u2019Adriatico? Senza esaltare acriticamente o demonizzare preventivamente un boom economico tanto lontano dal grigiore che il nostro Paese sta vivendo?<\/p>\n<p>L\u2019Albania nelle ultime settimane \u00e8 stata al centro del gossip nazionale per via di Agon Channel, la prima televisione italiana delocalizzata all\u2019estero. Quindi dopo aziende produttrici di ogni bene, anche una piccola parte del circo mediatico ha deciso che \u00e8 di fatto pi\u00f9 conveniente emigrare che produrre in casa. Naturalmente, nella vicenda, interessava pi\u00f9 capire perch\u00e9 Sabrina Ferilli e Simona Ventura avessero deciso di \u201cemigrare\u201d professionalmente, piuttosto che affrontare un discorso articolato su cosa sia l\u2019Albania oggi e quanto sia diversa dallo stereotipo che ci accompagna dalla caduta del muro di Berlino e la fine della dittatura social-comunista di Enver Hoxha durata ben 41 anni. Parte della stampa italiana era pi\u00f9 incline a trovare giustificazioni di questa diaspora nel fallimento personale, nel malfunzionamento della televisione italiana, nella impossibilit\u00e0 di trovare spazi per artisti che invece ne hanno sempre trovati, che sono protagonisti da anni.<\/p>\n<p>Quindi, evidentemente, vale la pena abbandonare la strada del gossip pi\u00f9 improduttivo e cercare la spiegazione altrove, magari proprio nella crescita economica dell\u2019Albania cui l\u2019Italia dovrebbe smettere di guardare come a una sorella minore, sfortunata e povera, che non potr\u00e0 mai abbandonare quel suo triste ruolo di subalternit\u00e0. In Albania si investe oggi perch\u00e9 \u00e8 un Paese che offre opportunit\u00e0 che l\u2019Italia non d\u00e0 e che in prospettiva non riuscir\u00e0 a dare. In Albania si investe perch\u00e9 \u00e8 una scommessa che si spera di vincere, perch\u00e9 se \u00e8 vero che \u00e8 un Paese corroso dalla corruzione e dalla criminalit\u00e0 organizzata, se \u00e8 vero che la giustizia ha enormi problemi, ci\u00f2 su cui non possiamo pi\u00f9 mostrarci ciechi \u00e8 che questi problemi li viviamo anche qui da noi. Quindi fare impresa in un Paese che ha una tassa sugli utili del 15% \u00e8 sicuramente per alcuni un rischio che vale la pena correre. Ovviamente rimane sullo sfondo tutta una serie di questioni che riguardano la tutela sul lavoro e i salari minimi che sono di gran lunga pi\u00f9 bassi in confronto a quelli italiani, ma una cosa \u00e8 certa, il premier albanese &#8211; giovane pittore socialdemocratico &#8211; fa della \u201ctotale assenza di sindacati\u201d un fiore all\u2019occhiello del suo Paese, consapevole che talvolta lungi dal tutelare le fasce pi\u00f9 deboli, i sindacati spesso sono solo garanzia di conservazione e privilegi. A oggi, le imprese italiane attive in Albania sono pi\u00f9 di 350 e, secondo il governo albanese, danno lavoro a 120mila persone.<\/p>\n<p>Confronto questi dati con un ricordo personale. Non dimenticher\u00f2 mai la prima volta che a fine anni Novanta ho conosciuto degli albanesi, miei coetanei. Vivevo in Germania e in autobus presi a parlare con dei ragazzi che conoscevano la mia lingua. Io ero uno studente Erasmus e loro lavoravano in un cantiere poco fuori citt\u00e0. Avevo capito che erano albanesi perch\u00e9 parlavano bene l\u2019italiano, ma non abbastanza da camuffare un accento che non mi sembrava appartenere a nessun dialetto. Eppure non volevano dirmi da quale citt\u00e0 venissero e quale percorso avessero fatto per trovarsi a Colonia. Quei ragazzi con il tempo li conobbi meglio e capii che avevano avuto vergogna. Vergogna di essere giudicati. Vergogna di avere dovuto chiedere asilo all\u2019Italia. Perch\u00e9 noi ci siamo sentiti inondati, invasi. Perch\u00e9 non abbiamo saputo essere accoglienti. Caratteristica questa che contraddistingue la nostra politica ancora oggi.<\/p>\n<p>Quei ragazzi erano identici a me, ma io studiavo e loro per lavorare avevano dovuto girare mezza Europa. In quegli anni erano in pochi a presagire il collasso economico che ci sarebbe stato e io mi sentivo fortunato. Fortunato di essere italiano. Ora guardo all\u2019Albania, un Paese in crescita, candidato a entrare nell\u2019Unione Europea, un Paese da cui ancora si parte per raggiungere l\u2019altra sponda dell\u2019Adriatico, ma ora rispetto al passato sempre pi\u00f9 spesso per studiare. Per studiare e per poi tornare in patria, tanto all\u2019Italia \u00e8 rimasto davvero poco da offrire. \/espresso.repubblica.it\/<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Non solo emigrati. Sempre pi\u00f9 spesso vengono da noi per studiare. E poi tornano a casa a lavorare. Magari per imprese italiane, come la tv Agon Channel, il caso pi\u00f9 recente. 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